Chiesa di Santa Chiara

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La Chiesa di Santa Chiara risale al 1531. È a pianta ottagonale, con doppio ordine di portici sorretti da colonne tonde con capitelli cubici ed ottagonali. Si salda ad una seconda chiesetta, che appartiene al complesso monastico. Attualmente è chiusa al culto. In essa si trovano tele di pregio, di proprietà, come l’edificio, delle Opere Pie Decentrate. Tra queste si segnalano una “natività” di G.Cesare Amidano (1566 – 1630), una “Sacra Famiglia” di Luigi Amidano (sec. XVII) e opere del pittore locale Marcantonio Ghisina.

L’edificio

L’interno venne restaurato dal pittore Aroldi nel 1903e conserva buone tele, fra cui una Natività del parmigiano Rondani, un Crocefisso in legno del 1500, l’Annunciazione con gloria d’Angeli del Malosso e due altari in marmo intarsiato. L’esterno è reso più snello da due ordini di logge a pilastri semplici. È collegata tramite una grata alla chiesa monastica interna, nella quale sono stati scoperti e portati alla luce resti di affreschi cinquecenteschi facenti parte di un ciclo pittorico, probabilmente dedicato a Santa Chiara. L’atmosfera suggestiva della chiesa nascosta si conserva anche nella chiesa “pubblica”, raccolta e intima, che conserva decorazioni del Settecento e qualche traccia più antica, ma nell’insieme prevalgono gli interventi di sistemazione dei primi del secolo scorso. Accanto alla chiesa vi è l’esteso complesso monastico dell’ordine delle Clarisse, che raggiunse una notevole floridezza, testimoniata dalla consistenza degli edifici, che si sviluppano intorno a cinque cortili.

Nel 1786 gli austriaci decretarono la chiusura del convento e la chiesa divenne dipendente del vicino Santo Stefano, con il quale forma un complesso monumentale di buon impatto visivo. La sua vicinanza al Duomo e la sua forma ottagonale traggono molti in inganno, poiché viene considerata erroneamente il battistero del Duomo di Santo Stefano. Gli edifici del monastero furono in seguito adibiti, ancora con la gestione di suore, a Orfanotrofio maschile e femminile fino alla metà del 1900, quando fu definitivamente chiuso poiché per le cambiate condizioni sociali era quasi completamente scomparso il fenomeno dell’abbandono dei neonati. Nel vasto complesso monastico trova ora sede l’omonima Fondazione Santa Chiara.

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