Chiesa di San Francesco

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La Chiesa di San Francesco in via Cavour è sussidiaria del Duomo e ha origini molto antiche. Fu poi ricostruita in stile neogotico dopo il disastroso incendio che la coinvolse nel 1919. Al suo interno conserva numerose opere d’arte, tra cui spicca uno splendido Cristo morto in marmo, attribuito allo scultore tardogotico Jacopino da Tradate. Degni di nota sono anche un affresco su colonna del XV secolo, numerose tele sei-settecentesche (di F.Monti, G.Cignaroli, F.Chiozzi, Mastelletta) e resti di quadrature di G.B. Zaist.

La storia

La chiesa è una delle prime dedicate a San Francesco. La presenza di un convento di Minori francescani in parrocchia è documentata sin dal 1273, mentre i più antichi cenni ad una chiesa si ritrovano nel 1340. Nei secoli successivi il convento, grazie anche ad un cospicuo patrimonio, assunse una rilevante importanza nella vita cittadina, l’edificio ne giovò perché venne ampliato e abbellito, tanto da divenire la chiesa più dotata della città. Ne conosciamo la consistenza all’inizio dell’ottocento, quando il convento venne soppresso e la chiesa, destinata anch’essa alla demolizione, venne riscattata dalla parrocchia mediante una permuta e ne divenne sussidiaria. Nel 1916, con l’avvento della Guerra Mondiale, la struttura venne requisita dall’autorità militare e adibita a magazzino di foraggi fino al 1919, anno in cui un incendio di dubbie origini la distrusse quasi completamente.

La ricostruzione iniziò nel 1925, secondo però un progetto più ambizioso di fatto imposto dalle autorità del tempo, che intendevano dedicare la chiesa a Sacrario dei Caduti. Ma i lavori vennero sospesi per decenni, data l’inadempienza agli impegni assunti per coprire il maggior costo dell’opera. Solo nel 1985, grazie ad un cospicuo lascito di un concittadino, l’edificio poté essere ultimato. La chiesa, di ispirazione neogotica, opera dell’architetto Boattini, ha incorporata la residua parte absidale di quella antica, divenuta transetto e conservante ancora parte delle decorazioni settecentesche. Vi è stata ricostituita la quadreria originaria (Malosso, Monti, Cignaroli, Chiozzi) integrata da alcune altre opere recuperate altrove, come un affresco del XIV secolo proveniente dall’antica Santo Stefano, due grandi quadri di soggetto francescano, del Mastelletta, già a Bologna e il già citato Cristo morto, di fattura lombarda del XVI secolo.

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